A fine 800 nella campagna toscana la vita agricola aveva ritmi ordinati scanditi dalle stagioni, riti e consuetudini sociali.
La mancanza di mezzi di trasporto rendeva necessaria la presenza di una figura di connessione fra i poderi ed i paesi vicini. Questo era il Treccone. Il termine deriva dal verbo toscano treccare (vendere al minuto) e dal verbo latino tricari (raggirare). Un abile personaggio che acquistava direttamente dai contadini per rivendere a negozianti e manifatture beni di un certo valore. Questo commerciante di prossimità riscuoteva fiducia e girando nei poderi sapendo di giovani ragazze in età da marito, poteva anche mettere una buona parola …
Un rivendugliolo ambulante spesso con la tendenza all’imbroglio. Comprava e rivendeva generi alimentari: polli, conigli, piccioni, bacche di ginepro, miele, uova, cera d’api, lardo ed ossa di maiale. Commerciava lana di pecora e piume d’oca per fare piumini e materassi ma anche pelli di coniglio da portare a Montevarchi o ad Alessandria dove si producevano i cappelli Borsalino. Gli stracci arrivavano a Colle di Val D’Elsa dal Paradisi che poi le rivendeva a Prato per farne tessuti.
Ogni Treccone aveva la sua area di raccolta. Nel marzo 2014 a Staggia Senese incontro Vinicio che (come il babbo Alfredo) ha fatto il treccone per tutta la vita. Usava il cavallo fino al 1940 e poi una vecchia Fiat Balilla. Mi racconta di una vita da mercante, da bravo imbonitore che chiacchera bene ma che razzola male. Comprava quasi 10 quintali di bacche di ginepro e le rivendendeva in stai da grano (una balla erano 3 stai), 100 chili di miele l’anno e chissà quanta lana …
E subito mi viene in mente Aroldo; avevo 6 anni e veniva a Casalvento. Ida (la massaia del podere) che preparava per lui pelli di coniglio essiccate, gli diede i 5 chili di bacche di ginepro che avevo raccolto. Io che sognavo chissà quali guadagni ricevetti solo 1500 lire. I prezzi erano sempre bassi: 1 chilo di piume di gallina valevano 100 lire, ma se di papera anche 400-500 (per essere vendute a 1000) … e quando rivendevano i conigli vivi li facevano mangiare prima per farli pesare di più.
Le bacche di ginepro comprate dal Treccone prima andavano a Firenze, poi a Livorno e da qui in Inghilterra dove (si dice) venisse fatto il “Gin”.
Una bevanda misteriosa questo Gin e che nel Chianti (all’epoca) nessuno conosceva !.